Pino Ninfa Racconti jazz. Incontri fotografici in 7/8

Chiunque sia in qualche modo vicino al jazz, per qualunque ragione, musicista, giornalista, appassionato o addetto ai lavori troverà in questo agile volumetto di Pino Ninfa i segni di una fascinazione antica che ci cattura tutti, senza alcuna distinzione. Una fascinazione che nasce dalla consapevolezza che la musica che chiamiamo jazz, sempre più internazionale, sempre più patrimonio dell’intera umanità, non è solo un fatto artistico, ma è anche una cultura, un modo di vivere e di relazionarsi.

Pino Ninfa è uno tra i fotografi italiani più noti nell’ambiente jazzistico, è stato fotografo ufficiale del Blue Note milanese, di Umbria Jazz e di innumerevoli altri festival. La sua esperienza di fotografo, che non si limita al jazz, si estende a progetti ambientalisti e antropologici condotti in Africa e in Amazzonia, e anche in India, Nepal, Haiti. Spesso Ninfa ama interagire con i jazzisti, lasciando loro il compito di commentare con la musica i temi e le suggestioni, spesso toccanti e profonde, che la proiezione delle sue fotografie provoca nel pubblico.

Ma questo libro è interamente dedicato al jazz, e ad alcuni degli innumerevoli momenti di cui Ninfa è stato protagonista dietro il suo obiettivo. E dal jazz Ninfa ha mutuato la capacità di improvvisare con la fotocamera, cogliendo attimi, cercando ispirazione, catturando espressioni. Qui ha accompagnato le immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero, alcune a doppia pagina, con brevi testi esplicativi che aprono spazi di riflessione sulla sua concezione estetica, o semplicemente contestualizzano le immagini nel tempo e nello spazio. Da molte delle fotografie e dai testi risulta evidente ciò che scrivevo all’inizio, la fascinazione, la passione che coinvolge, che si trasmette, specie a chi ha vissuto alcuni di quei momenti, il soundcheck, il backstage, il palco, gli strumenti, l’atmosfera nei club, le piazze, il pubblico, e le tante sfumature che il mondo del jazz sa offrire a chi ha avuto la fortuna di innamorarsene.

Stavo accingendomi a elencare le foto che preferisco fra quelle contenute nel volume, ma mi accorgo che dovrei elencarle quasi tutte, da quelle che mostrano con chiarezza il volto del musicista a quelle che colgono particolari o atmosfere. E allora mi limito a citarne una, Spettatrice al Torino Jazz Festival, 2015, che potrebbe benissimo ritrarre una spettatrice newyorkese rapita dal jazz nel periodo della beat generation.

La prefazione del volume è affidata a tre brevi ma profondi pensieri su fotografia e tempo affidati alla penna di Enrico Pieranunzi.