Ragtime (1896-1917)

Original Dixieland Jazz Band

Il Jazz è nato nella notte dei tempi a New Orleans, la culla del jazz, questo è quanto si dice in tutti i testi che si rispettano sulla sua storia. L’origine della parola jazz che per molto tempo fu pronunciata e scritta jass è molto incerta e vi sono nate al proposito molte ipotesi, alcune anche bizzarre e fonte di approfonditi e innumerevoli studi. Teorie affascinanti, spesso veritiere o probabili anche se spesso assai diverse una dall’altra. C’è chi lo attribuisce all’espressione generale di New Orleans jazz them boy, (locuzione in gergo colorita e traducibile in coraggio ragazzi).Un’altra ipotesi fa derivare jass, dalla parola di etimologia francese jaser (gracchiare, fare rumore, ciarlare, chiaccherare e perfino copulare nel dialetto della Louisiana francofona del ‘700).La linea etimologica francese jaser-jass sembra avvalorata dai giornali dalla fine del ‘800 al 1918 e dalle testimonianze di musicisti di New Orleans, secondo cui questa musica veniva considerata in ambienti tradizionali come fracasso, rumore sgradevole, musica cacofonica e perfino orgia sessuale. In contrasto con questa teoria, recenti testimonianze raccolte tra alcuni musicisti in attività a New Orleans all’inizio del XX secolo, indicano che la parola non è stata usata a New Orleans per denotare una musica fino al 1917, quando vi arrivò in una lettera che Freddie Keppard spedì da Chicago a Joe King Oliver e che la mostrò al suo protetto Louis Armstrong. Un’ipotesi recente è che la parola abbia invece una provenienza settentrionale, con le prime attestazioni di uso localizzate nell’area di San Francisco.Il ricercatore Gerald Cohen ha appurato che la parola inizia ad apparire sul giornale San Francisco Chronicle nel 1913, come sinonimo di vigore, energia, effervescenza. Il cronista che la usò l’avrebbe mutuata da un altro cronista, che a sua volta l’avrebbe sentita usare da giocatori di dadi durante una partita. Sempre nel 1913 a San Francisco sul giornale locale, la parola jazz compare ed è riferita ad una pepata partita di baseball. Altri associano la parola jazz al gergale to jizz (jism), parola sconcia che indica la virilità maschile o l’atto di eiaculare. Così per alcuni il termine jazz music sarebbe quindi stata musica da eiaculazione per la sua nascita e presenza nei bordelli, per altri avrebbe inizialmente significato musica da poco ovvero, in positivo, musica effervescente. Se anche questo fosse vero, è molto probabile che questa associazione si fosse persa nel 1913 o difficilmente la parola sarebbe stata stampata su un quotidiano. Ad ogni modo dopo che la parola jazz fu resa famosa, essa si arricchì rapidamente di connotazioni anche negative al punto da essere talvolta utilizzata come epiteto: un noto esempio è un articolo di allora, molto critico del Times Picayune storico quotidiano di New Orleans. Altri ritengono che la parola jazz derivi da Jar che in inglese significa vaso. In effetti i primissimi suonatori di colore usavano dei vasi rovesciati come delle percussioni da cui dall’inglese to play jares ossia suonare dei vasi, delle giare, oppure dei barattoli. Suonare con dei vasi la cui pronuncia è la stessa di to play jazz. Pian piano sarebbe diventato appunto Jazz. Ad inizio del 20° secolo, siamo ancora nel tempo, nonostante l’abolizione del 1865 della schiavitù ossia di quel periodo in cui i neri venivano trattati come schiavi, senza alcun diritto civile e gli era permesso solamente intonare canti nelle ore di lavoro (work song o plantations song) canti che servivano anche come ulteriore sfogo e spesso avevano funzioni responsoriali: succedeva infatti che una persona intonando una frase o un canto faceva scattare una serie di risposte ritmate. Il jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dall’incontro del nero con la musica europea. I calls (richiami) e i cries (le grida) di questa fase iniziale e i successivi work-song costituiscono insieme agli Spirituals, alle gospel songs, il blues, le ballate e il ragtime le fonti principali del jazz. I calls and cries, chiamati anche cotton field hollers erano i canti e le intonazioni degli schiavi che esprimevano con la loro voce il proprio dolore. Spesso erano improvvisati a seconda dell’esigenza e dalla intonazione del solista carica di pathos e a cui rispondevano gli altri in coro con brevi frasi. In compenso i work song risultavano più strutturati in quanto i proprietari dei campi di cotone o delle piantagioni, permettevano questa forma di canto affinché il lavoro sincronizzato alleviasse un po’ la fatica del lavoratore ma soprattutto rendesse il lavoro più produttivo. La città di New Orleans è sicuramente la città più importante nella storia del Jazz ma sicuramente non l’unica. Contemporaneamente a New Orleans analoghi modi di suonare avvenivano a St. Louis, Memphis, Kansas City, Dallas ed in altre città e metropoli nordamericane del Sud e del Midwest degli Stati Uniti. Lo stile di New Orleans è stato definito il primo stile della musica jazz all’incirca nel 1917 ma già 20 anni prima c’era il ragtime. Il ragtime (letteralmente significa tempo strappato e si esegue solo con il pianoforte) irruppe improvvisamente sulla scena musicale americana, e insieme nel pittoresco mondo dei minstrels,nel 1896, poco prima che la parola rag apparisse su un foglio di musica stampata, nei titoli di Mississippi Rag, del bianco William Krell, e di Harlem Rag, del nero Tom Turpin, entrambi pubblicati nel 1897. Il ragtime metteva allegria e l’America aveva proprio bisogno di una musica scacciapensieri. Quelli che vanno dal 1893 al 1898, sono anni durissimi, di miseria, marce della fame, disordini, tumulti pre-rivoluzionari, insomma non se ne poteva più, e il ragtime e con esso il cake- walk o cakewalk(un ballo di fine 19° secolo, dal 1876 al 1890) arrivò al momento giusto per tirar su gli animi depressi. Benché traesse la sua prima ispirazione dal folklore, il ragtime nacque come musica dotta, essenzialmente pianistica e anche molto difficile da eseguire. La capitale del ragtime non era New Orleans ma Sedalia nello stato del Missouri.

Il principale compositore e pianista ragtime era un nero, tale Scott Joplin, nato nel 1868 vicino a Linden, Texas poi trasferitosi con la sua famiglia a Texarkana, Texas e che nel 1872 si stabilì a Sedalia (Missouri) dove studiò composizione presso il George Smith College suonando in seguito una musica soprattutto per pianoforte. Nel 1891 ritornò a Texarkana dove fu membro di una compagnia Minstrel, nel 1895 invece era a Syracuse (New York) suonando con il suo gruppo Texas Medley Quartette e pubblicando le sue prime composizioni. Da sempre legato a Sedalia (Missouri), vi ritornò spesse volte e vi si trasferì nel 1894 lavorando come pianista nei club Maple Leaf e Black 400.Il ragtime ebbe una particolare fioritura negli accampamenti dei lavoratori che costruivano allora le grandi reti e linee ferroviarie ed era in auge a St. Louis, in Texas e a Kansas City. I compositori di ragtime incisero i loro Rag sui rulli dei pianoforti meccanici e questi rulli di pianola vennero venduti in migliaia di esemplari. Uno dei brani più famosi di Scott Joplin, inciso allora e tramandato sino ai nostri giorni è la celebre Maple Leaf Rag del cui spartito nel 1899 si vendettero un milione di copie. Il ragtime nasceva dalla musica per pianoforte di quei tempi e prendeva spunto, a volte con la forma di trio del minuetto classico o dei valtzer di Johann Strauss. Un altro celebre esempio di ragtime sempre di Scott Joplin è The Entertainer, utilizzato in seguito nel 1973 come colonna sonora del film La Stangata (The Sting) vincitore di 7 premi Oscar, diretto da George Roy Hill con Paul Newman e Robert Redford e con il brano The Entertainer riadattato per l’occasione da Marvin Hamlish. Scott Joplin nel 1902 registrò il copyright di tre suoi brani : The Entertainer, A breeze from Alabama e Elite Syncopations.

Alcuni tra i più grandi autori di ragtime sono stati: Scott Joplin, James Scott, Joseph Lamb, Russell Robinson, Jelly Roll Morton e James Price Johnson. Il ragtime era una musica improntata e nata unendo varie forme ed elementi dalle marce dei neri americani, dalle polke e dalla musica classica europea. Soprattutto dai minuetti di Mozart, le mazurke di Chopin, i valtzer di Brahms, Schubert e Liszt. Intorno al 1900 tutti suonavano il ragtime, lo suonavano i pianisti neri e bianchi, nei saloons, nei bar, nei cabaret, nei bordelli e anche nei locali eleganti e si ballava il cosiddetto cake-walk. Il cake-walk o cakewalk era un ballo che si sviluppò alle fine del 19° secolo, le cui origini risalgono alle chalk-line walk nelle piantagioni nel 1876, nato originariamente era nato come get-togethers, un raduno e punto d’incontro nelle piantagioni degli schiavi del sud degli Stati Uniti. Quello stesso anno, nel 1896 fu organizzato un grande ballo alla Centennial Exposition di Philadelphia e la coppia vincitrice del concorso fu premiata con una enorme torta e da qui ne nasce il nome. I principali compositori di cakewalk saranno Robert Russell Bennett, John Philip Sousa e Claude Debussy, una danza dicevamo che si svilupperà e sarà in voga soprattutto nei primi 20 anni dello scorso secolo (1900-1920). Anche qualche illustre musicista europeo si interessò al ragtime, uno di loro era il tedesco Johannes Brahms, un altro era Claude Debussy che si ispirò ad esso per comporre il suo The Petit nègre (The Little Negro) nel 1909 una sorta di cakewalk per pianoforte o Golliwoog’s cakewalk (1913) e altrettanto fece Igor Stravinsky (o scritto Igor Fedorovic Stravinskij), quando scrisse Ragtime per undici strumenti (1918) e Piano rag music (1919). La fortuna del ragtime durò una ventina d’anni. La morte di Scott Joplin, avvenuta a New York il 1° Aprile del 1917 a soli 49 anni, coincise con la fine dell’era del ragtime che venne subito soppiantato dal jazz, che da esso in parte derivò. In quel periodo di inizio secolo, New Orleans era un crogiuolo di popoli e di razze dato che la città era sotto il dominio francese e spagnolo ( divenne colonia spagnola nel 1762) poi Napoleone nel 1800 riottenne il dominio della Louisiana che però vendette poco dopo nel 1803 agli Stati Uniti, dando così un grosso dispiacere ai coloni indigeni, e cioè ai creoli. Allora New Orleans era assai piccola, aveva circa 10.000 abitanti, per metà neri. Già all’inizio del Novecento contava circa duecentomila abitanti e in quarant’anni la città sarebbe cresciuta enormemente così da far diventare New Orleans soprannominata Crescent City (letteralmente città a mezzaluna),la quarta città degli Stati Uniti. Tra il 1809 e il 1810 giunsero circa 3.000 schiavi, da Haiti, attraverso Cuba. A New Orleans dopo la Guerra Civile, approdarono direttamente dall’Africa occidentale i neri del Senegal, della costa della Guinea, arrivarono dal Delta del Niger e dal Congo e tra le genti venute dal Dahomey, c’erano i feroci Arada, gli originari cultori dei riti voodoo. Francesi e spagnoli, poi anche inglesi e italiani, tedeschi e slavi e la città brulicava come già detto di numerosi schiavi neri importati e arrivati dall’Africa. Dopo l’abolizione della schiavitù (1865) infatti molti neri andarono nella cittadina per trovare lavoro; le loro condizioni civili erano migliorate e gli era permesso di ritrovarsi in magazzini abbandonati per fare musica. Molti di loro lo facevano per racimolare qualche soldo anche perché in quegli anni ai neri, era permesso solo emergere nel campo musicale. Ma New Orleans era speciale, unica, e nella città sul delta del Mississippi nacque il mito della musica jazz. Le radici del jazz affondano sicuramente nella cultura musicale africana e nella vita di tutti i giorni degli schiavi neri ma al tempo stesso contaminata dalla cultura europea soprattutto inglese e francese dominante negli stati del sud degli Stati Uniti. Le loro tradizioni venivano espresse mentre lavoravano (i cosidetti field hollers e work-song) o mentre pregavano ( gli Spiritual che in segui negli anni ’30 del XX secolo avrebbero dato origine al Gospel). A tutto ciò vanno aggiunti i canti degli schiavi nelle campagne e nei campi di cotone con i loro antichi blues popolari e che contribuirono a formare e forgiare i vari stili e le forme originarie del Jazz. Erano i canti legati ognuno alle proprie origini e tradizioni e si poteva ballare con delle folk-songs o delle canzoni popolari inglesi, danzare con ritmi spagnoleggianti, ascoltare nell’aria gli inni e i corali di puritani, cristiani, cattolici, battisti e metodisti e le grida dei neri, degli schiavi. Le danze ed i ritmi di queste popolazioni meticce per celebrare il culto dei loro riti voodoo avevano un posto preciso, la celeberrima piazza di Congo Square di New Orleans e questa tradizione secolare è durata almeno fino agli anni ’80. La musica a New Orleans la si poteva ascoltare dappertutto, anche nel quartiere dei bordelli della città chiamato Storyville, il quartiere a luci rosse in auge dal 1897 al 1917, quartiere noto in città anche con il nome di The Discrict. Il nome Storyville venne mutuato dal sindaco Sidney Story che propose la legge di creazione del distretto istituito per limitare la prostituzione e racchiuso tra Hyberville, Basin street, Franklin street, Bienville, St. Louis Street e N. Robertson street e dove si mescolava gente di ogni categoria e classe. A Storyville era tradizione delle migliori case di assumere un pianista e talvolta anche delle piccole band. Le due popolazioni nere di New Orleans erano costituite da neri creoli e dai neri africani. I neri creoli si erano appropriati della cultura francese, la loro lingua non era l’inglese ma il creolo, un francese inbarstardito. Si pensi ai nomi francesi di alcuni musicisti dell’epoca: Sidney Bechet (sax e clarinetto), Alphonse Picou (clarinetto), Barney Bigard (clarinetto), Albert Nicholas (clarinetto), Buddy Petit(cornetta), Freddie Keppard(cornetta),Louis Nelson Delisle (clarinetto),Kid Ory (direttore d’orchestra e suonatore di trombone ed il primo musicista di colore nel 1921 ad incidere un disco di jazz) e un altro nero creolo che era Ferdinand Joseph Lamenthe (o LaMothe) più conosciuto con il nome di Jelly Roll Morton. Il mito del jazz a New Orleans incomincia a diffondersi solo più tardi, dopo il 1917. Il 1917 infatti è un anno importante, un anno cruciale per la storia del jazz per diverse ragioni: in Aprile del 1917 gli Stati Uniti decidono di entrare in guerra e nel Novembre successivo di usare come porto militare proprio New Orleans, facendo quindi chiudere Storyville per moralizzare l’ambiente e dare un’immagine alle reclute presenti e all’opinione pubblica di città modello. In città e in particolar modo nel quartiere a luci rosse in effetti succede di tutto : truffe, borseggi, pestaggi, rapine e con troppa gente che va in giro a zonzo con un coltello a serramanico inoltre ci sono troppi marinai che la sera girano con un mucchio di soldi decisi a festeggiare, gozzovigliare e fare casino. Ad un certo punto qualcuno delle alte sfere comincia a preoccuparsi e a non tollerare ulteriormente e così non passa molto dal momento in cui arriva l’ordine del Comando della Marina Militare di sgomberare lo storico quartiere di Storyville. I musicisti se ne vanno, fanno fagotto, lasciano la città, tra i primi ci sarà proprio Louis Armstrong e lasciata la città natale di New Orleans, la nuova meta è Chicago.

Si dice che il primo suonatore di Jazz sia stato Jelly Roll Morton (nato Ferdinand Joseph La Mothe il 20 Settembre o il 20 Ottobre 1890 a New Orleans e deceduto a Los Angeles il 10 Luglio 1941), colui che per primo si discostò dal ragtime e suonò jazz come era scritto sui suoi bigliettini da visita di allora in cui si proclamava il creatore del ragtime e tout court, l‘inventore del jazz nel 1902. Tutto ciò forse non corrisponde a verità, tutto ciò è opinabile dato che la verità è molto più complessa senza un musicista unico o una data precisa per stabilirlo, ma Jelly Roll Morton fu e resta sicuramente uno dei pionieri assoluti di ragtime e di jazz. Jelly Roll Morton si spinse nel 1923 fino a Chicago, nei ruggenti anni ’20, dove registrò soprattutto nel 1926 con i suoi Hot Peppers e in seguito perfino in California.

Ma facciamo un passo indietro, i Neri americani invece, sono discendenti dagli africani. I loro padroni erano di origine anglosassone e le due etnie ben diverse tra loro si guardavano con forti pregiudizi. I creoli erano più colti e raffinati, conoscevano la musica scritta ed eseguivano a New Orleans ragtime e musiche bandistiche europee e tutto ciò in una cosmopolita libertà di espressione che durò fino al 1894, anno in cui iniziarono le discriminazione tra razze. I creoli come principale strumento ebbero ben presto il clarinetto, strumento che in Francia vantava una forte tradizione. Dalla Francia i creoli avevano importato parecchio come per esempio il famoso Carnevale, il Mardi Gras(ancora assai popolare al giorno d’oggi) e chiaro esempio della gioia di vivere della città di New Orleans. Dopo il 1894 i creoli che precedentemente godevano di maggiori diritti, si ritrovarono confinati nella uptown insieme alla comunità nera, costoro si accostarono sempre di più alla musica europea mentre i creoli al blues e ai spiritual neri. Lo stile musicale del jazz e di New Orleans nasce dall’incontro dei diversi gruppi razziali e soprattutto nel quartiere dei divertimenti di Storyville. Se è vero che il jazz è nato negli Stati Uniti, sicuramente va anche detto che ci sono elementi che ci portano a delle ben più complesse radici che affondano nel passato remoto. Un bel mix a cui è impossibile dare una data precisa. C’è la musica da chiesa, la musica delle campagne e dei campi di lavoro, ci sono le marci funebri, la musica delle colline e sicuramente molto prima la musica venuta dall’Inghilterra, dalla Scozia, dall’Irlanda, dalla Germania e dalla Francia. Il tutto ha un ritmo conduttore, sia esso importato o no dalle navi di schiavi provenienti dall’Africa Occidentale. La derivazione africana del jazz è sicuramente affascinante anche se con i jazzmen americani ha poco a che spartire con le battute multiple di un corpo di tamburi africani. Sta di fatto che quello che noi più comunemente chiamiamo jazz, è parente stretto con la musica già suonata nel 1880 a New Orleans ed in altri parti del sud degli Stati Uniti. Le molteplici somiglianze con i diversi tipi di musica non impediscono al jazz di prendere forma ed incominciare ad assumere tutte le caratteristiche di una forma d’arte omogenea. Nel corso del XIX secolo e soprattutto nella metà,le tradizioni musicali afroamericane iniziarono a trovare eco in spettacoli d’intrattenimento, attraverso varie forme di rappresentazione, delle quali forse le più famose erano i cosiddetti Minstrel Show. Le musiche di scena di questi spettacoli erano rielaborazioni di musiche afroamericane, o presunte tali. New Orleans viene anche menzionata nella celebre canzone The house of the rising sun (si dice che la casa fosse un bordello). Il numero delle brass bands negli anni in cui il jazz iniziò a balbettare era notevolissimo: la Excelsior Brass band in cui suonavano tre maestri del clarinetto, Alphonse Picou e i due fratelli messicani Lorenzo e Luis Tio, le Reliance Brass bands di Jack Papa Laine, la Onward Brass band con il trombettista Manuel Perez, la Tuxedo Brass band guidata da Oscar Papa Celestin, la Allen Brass band che era diretta da Henry Allen Senior padre del più famoso Henry Red Allen e la Camelia Brass band. Queste band si esibivano intorno al 1900 e sono da considerarsi i progenitori del Jazz. New Orleans era comunque una città in cui si suonava musica ovunque, suonata dalle fanfare marcianti dei primi anni del ‘900 e dove il clima festoso era contrassegnato dai variopinti e pittoreschi funerali e le festose parate durante le celebrazioni del Mardi Gras che duravano 8 giorni. I primi dischi incisi a New Orleans in modo arcaico non erano altro che un miscuglio tra la musica bandistica di scuola europea ( italiana, tedesca e francese), il ragtime (dai ritmi a tempo di marcia) e gli Spirituals. Tra i primi musicisti ad esser celebri in città, soprannominato il Re del Lincoln Park ( punto di ritrovo che aveva sostituito in parte la piazza di Congo Square) fu Buddy Bolden.

Charles Joseph Buddy Bolden, cornettista e direttore d’orchestra nato a New Orleans il 6 Settembre 1877 e deceduto a Jackson, Louisiana il 4 Novembre del 1931 è stato per molto tempo una figura leggendaria. Buddy Bolden aveva cominciato a suonare la cornetta nella formazione di Charley Galloway. Era diventato un musicista semiprofessionista nel 1895, all’età di 18 anni esibendosi poi con un suo gruppo nelle principali sale da ballo di Storyville. A Buddy Bolden si attribuivano attività stravaganti : da barbiere a responsabile della rivista scandalistica The Cricket, ma soprattutto fu un band leader che con il suo complesso nel 1905 con Willie Cornish al trombone a pistoni, Williams Warner al clarinetto, Jefferson Mumford alla chitarra, Jimmy Johnson alla batteria e Frank Lewis al clarinetto era richiestissimo per animare le parate, le sfilate e le feste che a New Orleans si moltiplicavano a vista d’occhio. Nel Marzo 1906 purtroppo manifestò i primi disturbi mentali e a causa della sua vita sregolata finì per perdere la testa e fu rinchiuso in manicomio, in un istituto psichiatrico il 5 Giugno 1907, l’Insane Asylum di Jackson e senza aver mai riacquistato la ragione, morì nel 1931. Se è lui l’inventore del jazz, nessuno di preciso lo sa,tanto meno lui che era stato uno showman,un uomo di spettacolo esibizionista ma che finì malamente e i meriti di essere un caposcuola e tra i musicisti che aveva dato inizio a tutto quanto, gli furono riconosciuti e soltanto in parte, molti anni dopo. Influenzò molti musicisti ma per fare un nome, Louis Armstrong allora era non era altro che un bambinetto che nel 1905 aveva soltanto 4 anni. Tra gli altri pionieri vanno citati Papa Mutt Carey, il batterista Jack Papa Laine progenitore del jazz bianco ossia del Dixieland e Paul Mares, un cornettista, coetaneo di Louis Armstrong.

Louis Armstrong soprannominato Satchmo oppure Pops, è sicuramente il musicista più influente ed importante di tutti i tempi nella storia della musica jazz. La voce assai personale e unica di Louis, il modo di sillabare e di avventurarsi nello scat, il suo modo di suonare in maniera eccellente la tromba, la sua personalità, il suo umorismo, il suo sorriso hanno stregato per sempre il mondo intero influenzando decine e decine di orchestre di jazz e di swing. Alcune sue incisioni sono epocali: Potato Head blues, Hotter than that e Cornet Chop Suey, St. Louis Blues o standard come Muskrat Ramble,Lazy river, Struttin’ with some Barbecue e Body and soul sono brani da antologia ed alcuni di essi danno sfogo alla improvvisazione. Eppure il mondo intero lo conosce per pezzi più soffici, dal dixieland di Heebie Jeebies a When the Saints go Marching in (un gospel tradizionale inciso da Armstrong negli anni ’30) sino a un magnifico lento d’atmosfera come What a wonderful world (canzone scritta da Bob Thiele con lo pseudonimo di George David Weiss ed interpretata per la prima volta da Louis Armstrong nell’autunno del 1967, pubblicandola come singolo). Quello che invece è stato considerato unanimemente il primo disco di musica jazz, noi italiani orgogliosamente lo ricordiamo, fu inciso da un italiano e dal suo gruppo che comprendeva alcuni italo-americani: The Original Dixieland Jass band.

Si tratta della affascinante storia di Nick La Rocca, il musicista italo-americano che nel 1917 incise il primo disco in assoluto nella storia del jazz. Facendo un salto indietro nel tempo il racconto risale al 1868 anno in cui il padre di Nick La Rocca, Gerolamo partì da Salaparuta (Trapani) per il servizio militare e si ritrovò a suonare la tromba con i Bersaglieri del Generale La Marmora. Per farla breve i fratelli Gerolamo e Vito partono per l’America e sbarcano a New Orleans che era diventata in parte una colonia di siciliani, soprattutto agricoltori a cui veniva regalata la terra purché volessero coltivarla. Girolamo si sposa e nel 1889 nasce il quarto figlio Dominick (Nick) James La Rocca. Nick La Rocca nasce a New Orleans l’11 Aprile del 1889 ed è deceduto a New Orleans il 22 Febbraio 1961. Nick impara a suonare la cornetta ancora giovanissimo (ex elettricista e figlio di un calzolaio) e con il suo gruppo (tra cui alla batteria viene fatto venire appositamente da New Orleans il batterista Tony Sbarbaro) viene scritturato per reclamizzare un incontro di boxe tra un pugile e un campione di New York. Il lancio dell’incontro avviene però su un carro tirato da cavalli per le strade di New Orleans. Tra i presenti c’è un tale, Harry H. James gestore di un locale di Chicago che invita il suo gruppo a suonare nella sua città e dà loro il nome di Original Dixieland Jass band. La formazione ufficiale è composta da Dominic James Nick LaRocca (alla cornetta- leader), Tony Sbarbaro alla batteria (che si fa chiamare Tony Spargo), Edwin Daddy Edwards al trombone, Larry Shields al clarinetto e Henry Ragas al pianoforte. Hanno fatto parte della Original Dixieland Jazz band nata nel 1913 tra gli altri anche George Brunies al trombone, Yellow Nunez al clarinetto e Anton Lada alla batteria. Da Chicago a New York, il passo è breve e i nostri si ritrovano a suonare nei locali di Manhattan, gestiti da italo-americani e di dubbia reputazione, ciò nonostante una sera un signore prende da parte Nick e gli offre la possibilità di incidere un disco, siamo nel 1917 e quel disco è ritenuto il primo disco nella storia del jazz. Lo pubblica la Victor e su una facciata è incisa Livery stable blues e sull’altra Original Dixieland One Step. Il successo è immediato e la band di lì a poco vende un milione di dischi. Tra il 1919 e il 1920 il gruppo suona in Inghilterra a Londra esibendosi anche dinnanzi a Re Giorgio V. Arrivati a suonare nuovamente a New York avviene un fatto davvero singolare e insolito che avrebbe avuto un risvolto epocale nella storia del Jazz. I passanti si divertivano a stracciare dai manifesti la J della parola Jass in modo che si leggesse solamente ass che vuol dire volgarmente culo, sedere, per cui il nome nei manifesti era Original Dixieland Ass band che tradotto significava la band del sedere Original Dixieland. I dirigenti della casa discografica dapprima corsero ai ripari cercando di scrivere JASZ ma poi decisero che era meglio JAZZ che non voleva forse dire nulla ma serviva a non ridicolizzare il gruppo. La storia dei manifesti e della parola Ass cambiata in Jasz e poi in Jazz fu raccontata nei minimi dettagli da Jim LaRocca, figlio di Nick LaRocca. La tecnica di Nick LaRocca nel suonare la cornetta aveva ancora completamente il suono del musicista da circo di quell’epoca , il che costituisce un paradosso con la rivendicazione violentemente da lui avanzata che la sua fu la prima orchestra di jazz formata da bianchi e che i neri sarebbero venuti dopo! Forse Nick LaRocca non ha mai avuto i giusti riconoscimenti che si meritava nella storia del Jazz, restano alcune sue canzoni come Tiger Rag, Livery Stable blues, Skeleton Jangle, Satanic Blues, At the Jazz Band Ball, Fidgety feet, Original Dixieland One Step e Sensation Rag, tutte scritte alla fine degli anni ’10 del secolo scorso dal leggendario Nick LaRocca mentre invece Clarinet Marmalade blues,uno standard inciso sempre dalla Original Dixieland jazz band venne scritto dal loro clarinettista Larry Shields. Nonostante tutto ciò, sono stati in molti ad attribuirsi il merito di aver inventato e di aver usato per prima la parola jass, jasz e poi jazz.

Jelly Roll Morton (1885-1941)e Clarence Williams fecero stampare analoghe qualifiche sui loro bigliettini da visita. Lo stesso Wilbur Sweatman rivendicò il diritto di progenitura della parola e molti altri ancora, ma quale siano state le zone di origine, la reale etimologia e l’iniziale significato del termine jazz è sempre stato controverso e non sarà mai chiarito. In ultimo il fatto che Nick Larocca si attribuisse il merito di aver usato per prima la parola jass e poi jazz sarebbe smentita dal fatto che già il 15 Maggio 1915, l’orchestrina di tale Tom Brown ( suonava il trombone )ad un certo punto al Lamb’s Café di Clark & Randolph Streets a Chicago fu presentata come Brown Dixeland Jass Band – Direct from New Orleans- Best Dance Music in Chicago.

La composizione di Nick LaRocca Tiger Rag del 1917 resta indubbiamente uno degli standard del jazz più importanti ed influenti del 20° secolo. Già nel 1942 c’erano di questo brano, 136 versioni registrate ufficialmente e fu ripreso ed inciso negli anni tra gli altri da Louis Armstrong, Kid Ory and his Creole Jazz Orchestra, Duke Ellington, Benny Goodman, Frank Sinatra, Charlie Parker, Les Paul, Art Tatum, The Mills Brothers,

Va detto anche che a partire dagli anni ’50 e per una bella decade però Nick LaRocca iniziò a scrivere lettere minacciose ai giornali, prese di mira le radio e gli show televisivi asserendo di essere stato lui il solo inventore della musica jazz danneggiando fortemente la sua immagine e la sua credibilità. Tutto ciò provocò una forte reazione contro di lui. Le sue sparate esagerate sentenziavano che lui fosse il Creatore del Jazz, il Cristoforo Colombo del Jazz, Uno dei pilastri della storia dopo Gesù Cristo. Scrisse anche un libro assieme a H.O. Brunn The Story of the Original Dixieland Jazz band in cui sosteneva che aveva fondato il suo gruppo nel 1908 e fu sprezzante nei suoi giudizi verso il resto dei componenti che avevano fatto parte della sua formazione nel corso degli anni.

Nel campo della musica Dixieland di quei tempi va segnalato un altro italo-americano, tale Sharkey Bonano, conosciuto anche con il nome di Sharkey Bananas, oriundo italiano forse più musicale e differenziato di LaRocca. Joseph Gustaf Sharkey Bonano, trombettista, cantante e direttore d’orchestra era nato a Milneburg nei sobborghi di New Orleans, sulle rive del Lake Pontchartrain, il 9 Aprile del 1904 ed è deceduto a New Orleans il 27 Marzo 1972. Si esibisce in un dancing sul Lago Pontchartrain nel 1921 nei pressi di casa sua, dirige una sua orchestra su di un battello, suona con Jean Goldkette nel 1927. Sostituisce per un breve periodo Bix Beiderbecke nella Wolverines Orchestra e Nick LaRocca nella Original Dixieland Jazz band. Co-dirige l’orchestra di Leon Prima nel 1928 e alla fine degli anni ’20 è in California con Larry Shields. Nel 1936 entra nell’orchestra di Ben Pollack e poi a New York dirige un’orchestra fino al 1939. A New York accompagna Jimmie Durante. Arturo Toscanini lo ascolta per caso una sera a New York e gli chiede di suonare a delle prove della New York Philarmonic accompagnato dalla sua orchestra. Toscanini sfidò negli anni seguenti la sua sezione fiati a ricercare un suono magnifico e brillante come quello di Starkey Bonano senza riuscirci! Dopo la seconda guerra mondiale è di nuovo a New Orleans dove è regolare in Bourbon Street nel French Quarter e nel 1949 al Roosevelt Hotel’s Blue Room e al Famous Door Bar. Riforma la sua orchestra Sharkey and His Kings of Dixieland che viaggia negli Stati Uniti in lungo e in largo ed è a Chicago nel 1951 e a New York dal 1955 al 1959. Va spesso in tournée girando Asia,Europa e Sud America. Nel modo di suonare è influenzato da Louis Armstrong e da Joe King Oliver.

Francis Joseph Muggsy Spanier, cornettista, trombettista e direttore d’orchestra nasce a Chicago, Illinois il 9 Novembre 1901 ed è deceduto a Sausalito in California il 12 Febbraio del 1967. A Chicago ha suonato nelle orchestre di Sig Meyer, Elmer Schoebel, Charlie Pierce e Charlie Straight. Nel 1924 incide per la Gennett records con i suoi Bucktown Five. Nel 1928 suona, fa incisioni e trasmissioni radiofoniche con Ray Miller poi è con Ted Lewis ed insieme registrano dischi dal 1929 al 1936. Dal 1936 al 1938 suona con Ben Pollack,in seguito fonda la propria Ragtime Band (1939). Negli anni seguenti è ancora con Ted Lewis, Bob Crosby nel 1941 ed è un susseguirsi di piccole e grandi formazioni. Negli anni ’50 è con Earl Hines a San Francisco. Nel 1962 esperimenta un gruppo con 20 musicisti. Suona al Festival di Essen nel 1960 e di Newport nel 1964. E’ annoverato tra i trombettisti bianchi che meglio hanno assimilato lo stile nero ed è stato influenzatoi da Louis Armstrong, Tommy Ladnier e Joe King Oliver.

William Christopher Handy conosciuto come W.C. Handy, nato a Florence in Alabama il 16 Novembre 1873 e deceduto a New York il 28 Marzo del 1958 è un noto compositore, cornettista, cantante e direttore d’orchestra. E’ importante e risolutivo in quanto nel 1908 diventa co-prorietario con Harry Pace, di una compagnia di edizioni musicali a Memphis che gli permette di pubblicare alcune sue composizioni: Memphis Blues (1912) che gli procura l’appellativo di Father of the blues, Saint Louis Blues (1914) cantato e portato al successo da Bessie Smith ed in seguito da numerosissimi jazzisti, Beale Street Blues (1916), Loveless Love (1921) e Aunt Hagar’s Blues (1921). Nel 1918 nel frattempo ha trasferito la sua attività a New York e forma una propria compagnia da solo mentre Harry Pace crea la casa discografica Black Swan. W.C. Handy suona con Jelly Roll Morton nel 1926, Clarence Davis nel 1932 e Billy Butler nel 1936. Organizza concerti di musicisti neri ed è sempre attivissimo. Nel 1943 subisce un grave incidente e gravi problemi di salute lo rendono cieco e invalido. Louis Armstrong nel 1954 dedica una serie di registrazioni alle sue opere mentre nel 1958 viene realizzato un film romanzato intitolato Saint Louis Blues sulla vita di W.C. Handy in cui il suo personaggio viene impersonificato da Nat King Cole. Le sue società di edizioni hanno permesso di far conoscere il blues, il jazz e la musica nera. In Italia, al tempo del fascismo, Benito Mussolini aveva proibito la diffusione della musica americana e del jazz e fu così per circa un ventennio. Così i grandi classici potevano circolare soltanto se eseguiti da orchestre italiane e con i titoli italiani. St. Louis Blues, venne cantata dal Trio Lescano nel 1942 e in un adattamento rigorosamente in italiano dal grande Natalino Otto con l’orchestra di Gorni Kramer ed in entrambi i casi obbligatoriamente con il titolo grottesco di Le Tristezze di San Luigi. In Italia, nel 1924 una circolare del Partito Nazionale Fascista ordinava di presentare tutte le canzoni straniere con parole tradotte e non si poteva usare alcun termine straniero. Il cognac venne tradotto in arzente, il pullover in farsetto, il colore bordeaux divenne color barolo, il tessuto Principe di Galles semplicemente il tessuto principe e termini come insalata russa e chiave inglese, assolutamente vietati in quanto evocatori di nazioni nemiche diventando insalata tricolore e chiavemorsa, flirt viene tradotto in amoretto,croissant diventa bomboloni, tennis si scrive pallacorda e playboy, vitaiolo. La bonifica linguistica fece sì che la parola swing fu ribattezzata in slancio, waltzer in valzer e non furono risparmiati neanche noti jazzisti. Il nome di Louis Armstrong venne tradotto in Luigi Bracciaforte, quello di Benny Goodman in Beniamino Buonuomo così come la canzone Stardust assolutamente doveva essere intitolata in italiano Polvere di stelle.

James Price Johnson, pianista e compositore, nato a Brunswick nel New Jersey il 1 Febbraio del 1894 e morto a New York il 17 Novembre del 1955 è invece uno dei pianisti più importanti della sua era sviluppando nuove tecniche pianistiche ereditando lo stile ragtime e creando il cosiddetto stride piano, tipico dei pianisti di Harlem, New York, che con la mano destra sono dotati di grande libertà ritmica ed improvvisazione mentre con la mano sinistra imitano il contrabbasso, caratteristiche che si svilupperanno poi soprattutto nel periodo swing e di conseguenza James Price Johnson è tra coloro che influenzeranno maggiormente i pianisti del primo jazz come Duke Ellington, Teddy Wilson, Count Basie, Fats Waller, Art Tatum e lo stesso Thelonious Monk. James Price Johnson residente a New York con la famiglia fin dal 1908 accompagnerà Bessie Smith ed ha inciso per la Columbia e la Okeh.