Lee Konitz & Giovanni Ceccarelli French Trio Waxin’ in Camerino

Philology (2011)

1. On Green Dolphin Street
2. I Can’t get Started
3. Waxin’ in Camerino
4. I Want to be Happy
5. Lover come Back to Me
6. Polka Dots and Moonbeams
7. Long Ago and Far Away
8. Invitation

Lee Konitz – sassofono contralto
Giovanni Ceccarelli – pianoforte
Chris Jennings – contrabbasso
Patrick Goraguer – batteria

 

Fu la cera.
Il nastro.
Poi, la rivoluzione digitale. Sono cambiate le tecnologie di incisione, e di quella cera (wax), usata fino al secolo scorso per registrare la musica, questo disco ne conserva solo il nome.
Waxin’ in Camerino, progetto che vede il sassofonista Lee Konitz schierato con il French Trio di Giovanni Ceccarelli, contiene infatti otto brani, standard, è vero, ma reinterpretati con una espressività assolutamente personale e contemporanea, musica lontana temporalmente ma vicina emotivamente.
Il disco è stato registrato a porte chiuse e cuori spalancati al Teatro Marchetti di Camerino, nel 2009, totalmente in acustico e davanti ad un pubblico ristretto, stampato dall’italiana Philology che tanto ha curato le uscite di Lee Konitz.

Tra i musicisti c’è un’alchimia rara. Il sax contralto di Konitz saltella tra i delicati gradini sonori di Giovanni Ceccarelli e il basso agile ed elastico di Chris Jennings, il tutto sostenuto dalla batteria, controllata, a tratti esuberante, di Patrick GoraguerOn Green Dolphin Street è la traccia che apre il disco. Presenta, il sax di Konitz: non ha fretta i sassofonista, viaggia spensierato sui registri alti, forse seguendo quella lezione del “meno è meglio” tanto cara a Miles Davis. D’altronde non ha nulla da dimostrare, con una carriera alle spalle che parla da sé. Ceccarelli fa da sfondo, puntellando il brano con le sue pennellate, i suoi spunti. L’esperienza è dalla sua, d’altronde ha tanto visto e sofferto, per dirla alla Silone, fra talenti emergenti (Antonello Sorrentino, Piero Delle Monache) e consolidati (Marisa Monte, Benny Golson e Ivan Lins, tanto per citarne alcuni). Non esiste un leader, ognuno durante il disco ha i suoi spazi. Particolarmente evidente questo in Lover Come Back to Me, dove i musicisti condividono l’improvvisazione poco a ciascuno, come buoni fratelli. O in Polka Dots and Moonbeans,in cui il contrabbasso cede il testimone, dopo una vibrante improvvisazione sulla parte alta della tastiera. La musica scorre tranquilla, merito del mood posato di cui sono intrisi tutti gli standard (ad eccezione di Waxin’ in Camerino, scritto dagli stessi Konitz e Ceccarelli), intervallata da quelle fasi di eccitazione e rilassamento, di vigore e accelerazione (come in Long Ago and Far Away), ad opera soprattutto del buon Goraguer. Il tutto fino alla lunga Invitation, in cui alla voce “a cappella” del sax si sovrappongono, a strati, tutte le altre. Gli applausi del pubblico, nell’energico finale, ci ricordano che si tratta pur sempre di un live registrato. Non con la cera, ovviamente.