Stefano Bollani Que Bom

1. Sbucata da una nuvola
2. Galapagos –
3. Certe giornate al mare
4. La nebbia a Napoli
5. Habarossa
6. Uomini e polli
7. Ho perduto il mio pappagallino
8. Criatura dourada
9. Michelangelo Antonioni
10. Accettare tutto
11. Ravaskia
12. Olha a Brita
13. Il gabbiano ischitano
14. Aleijadinho lê o Codex Seraphinianus aquì
15. Nação
16. Que Bom

Stefano Bollani – pianoforte
Jorge Helder – contrabbasso
Jurim Moreira – batteria
Armando Marcal – percussioni
Thiago Da Serrinha – percussioni

ospiti:
Caetano Veloso – voce e chitarra
Jacques Morelembaum – violoncello
Hamilton De Hollanda – mandolino
Joao Bosco – voce
Aquiles Moraes – tromba
Everson Moraes – trombone
Zè Nogueira – soprano sax
Frida Magoni Bollani – voce
Stefano Bollani ha una passione dichiarata per il Brasile, tanto che dieci anni fa ha inciso un cd in America latina, il fortunato “Carioca”, composto interamente da brani di famosi autori brasiliani. A distanza di un decennio il pianista fiiorentino ritorna in Sudamerica e raduna gli stessi partner del primo album, a cui si aggiungono alcuni ospiti speciali in determinate circostanze. Questa volta la sfida è ancora più ambiziosa e ardita. Il nuovo disco, infatti, è formato in larga prevalenza da original a firma dell’istrionico artista italiano, ovviamente impastati nei colori e nei profumi di Rio de Janeiro e ampi dintorni. L’esito complessivo è, a dire il vero, un po’ diseguale. Accanto a episodi felicissimi, infatti, convivono tracce non proprio memorabili. In particolare non convincono le canzoni in cui è presente Caetano Veloso. Sorprende sentir cantare un testo romantico-surreale piuttosto debole, come quello de “La nebbia a Napoli”, con un calore e un trasporto degni di miglior causa. Anche musicalmente il pezzo non fa impazzire, fra l’altro. Non va diversamente con “Michelangelo Antonioni”, opera indubbiamente minore del grande Caetano Veloso. Al contrario brilla di luce vivissima, ad esempio, “Ho perduto il pappagallino” dove Hamilton de Hollanda gareggia in bravura con Bollani. Il dialogo fra i due virtuosi non va mai fuori dalle righe, ma contribuisce a creare un’atmosfera gioiosa e malinconica allo stesso modo, costellata da un profluvio di note tutte necessarie. Come non entusiasmarsi, poi, per “Uomini e polli”, in cui intervengono sassofono, tromba, trombone e la figlia Frida alla voce, giocata benissimo sul botta e risposta fra sezione fiati e pianoforte. Fa la sua parte alla grande, inoltre, Joao Bosco con quella voce aperta alle sincopi, vicina al jazz, in uno dei suoi cavalli di battaglia, “Naçao”.

In “Ravaskia”, ancora, il temino è esile, quasi inconsistente. La verve, l’energia, la carica del tastierista riescono a far crescere e lievitare questo brano indiscutibilmente. Così succede in altre situazioni, riguardo a takes di dubbio peso, letteralmente salvate dal brillante e trascinante pianismo del leader. Prive di un trattamento extra-lusso certe composizioni risulterebbero tanto meno speziate e saporite. Chiude il cd “Que bom”, per mettere tutti d’accordo, che mette in campo un fantasmagorico trionfo del sound carioca allegro e travolgente.

E’ inutile continuare a citare Enrico Rava quando sostiene che Bollani darebbe la paga a tutti i jazzisti italiani se volesse fare veramente sul serio. Per il poliedrico artista, milanese di nascita, fare sul serio vuol dire anche divertirsi e divertire in maniera intelligente con la musica e con le parole. E’ un brillante intrattenitore oltretutto, come si sa. Non ha, lo stesso, messaggi da inviare; né intende essere incasellato in un genere definito. La sua genialità lo fa trasbordare da qualsiasi classificazione.

I dischi che produce, infine, possono anche non essere tutti di livello eccellente, ma lo rappresentano sempre e comunque. Questo è Bollani. Prendere o lasciare. A conti fatti è meglio sicuramente prendere…