Ben Ratliff Come si Ascolta il Jazz

Non sempre ci si imbatte in un libro che parla di musica, jazz in particolare, non ovvio, scontato. La copertina potrebbe trarre in inganno, visto che il sottotitolo ammicca a delle conversazioni con una serie di jazzisti d’oltreoceano. Però, ci sono conversazioni e conversazioni: quelle banali, che trattano argomenti, più o meno personali, del musicista di turno, ed altre che sorprendono per un approccio fuori dagli schemi. Ben Ratliff, eccellente critico musicale del New York Times dal 1996 (quindi, non di primo pelo), ha scelto la seconda via. Anzi, un percorso piuttosto impervio, che solo un ottimo conoscitore del jazz (non solo della storia, ma delle strutture musicali) poteva condurre.

Ha incontrato nel corso di quattro/cinque anni alcuni jazzisti di prima e seconda generazione, per spingerli ad una guida all’ascolto di brani musicali dagli stessi preventivamente selezionati. Quindi, armato di pazienza e di riproduttore sonoro, si è recato door to door per sottoporre le musiche scelte e chiacchierare con ognuno di loro sulla struttura, sulla storia, sull’interpretazione dei brani prescelti. E, quindi, Wayne ShorterPat MethenySonny Rollins, Maria Schneider, Hank Jones, Joshua Redman, Paul Motian, Roy Haynes – giusto per citarne una manciata – parlano, a modo loro, del jazz. Meglio: dicono a voce alta cosa pensano di ogni singolo brano ascoltato. Ratliff ha una ulteriore abilità, ben messa in mostra dall’ottima traduzione di Marco Bertoli, quella di riuscire a conversare con il lettore come se lo avesse al suo fianco, amichevolmente. Due amici che si accingono ad andare a trovare il musicista di turno e, incidenter tantum, l’uno spiega all’altro chi incontrerà. Non v’è prosopopea e ridondanza: Ratliff riesce a creare quella sana scarica di adrenalina d’attesa e a porgere il tutto come se ai vari appuntamenti il lettore sia presente. Dalla descrizione delle rispettive case, agli abiti indossati, alla mimica facciale, finanche alle posture, leggendo ben chiaramente il linguaggio del corpo. Manco a dirlo, tutte le interviste sono particolarmente interessanti e spingono ad ascoltare – o riascoltare – le musiche scelte. Ottima anche l’appendice che indica, per ogni singolo musicista coinvolto, una guida all’ascolto dei suoi più significativi lavori discografici. Non vi sono foto, e questo è un valore aggiunto all’opera. Senz’altro da leggere, anche per chi fosse in animo di mettersi a scrivere un libro.