Enrico Rava e Joe Lovano Roma

. Interiors
2. Secrets
3. Fort Worth
4. Divine Timing
5. Drum Song/Spiritual/Over the rainbow

Enrico Rava – flicorno
Joe Lovano – sax tenore, tarogato
Giovanni Guidi – pianoforte
Dezron Douglas – contrabbasso
Gerard Cleaver – batteria

Ottant’anni portati magnificamente. Scintilla il trombettista triestino, accompagnandosi a un leone del sassofono, qual è Joe Lovano. A completare il quadro, una sezione ritmica alla quale Rava è avvezzo, capitanata da Giovanni Guidi, che sa bene ciò di cui Rava ha bisogno.

La scena è l’auditorium Parco della Musica di Roma, grosso modo un anno fa, di qui la dedica alla città eterna. Pochi brani, di lunga fattezza, che mettono in rilievo le abilità di tutti – ove ve ne fosse stato il bisogno – e, soprattutto, l’amalgama che rende questa registrazione di quelle da conservare. “Interiors” fa parte di New York Days ed ha quel passo felpato che ben si abbraccerebbe a un film noir, con il suo progressivo crescendo sottolineato con bravura dal periodare di tamburi e piatti di Gerard Cleaver e dal pulsare sull’armonia di Dezron Douglas. Anche Guidi si ritaglia il suo spazio con un assolo costruito tra Europa e stride, tra figurazioni lineari e spezzature armoniche. “Secrets” fa i conti con la storia di Rava: arriva dall’omonimo album del 1987 (che lo vedeva al fianco del compianto John Taylor). Lovano sciorina tutta la sua energia con invenzioni melodiche prive di frenesia, padroneggiando il tenore e passando una palla ricca di sfumature a Rava che, senza indugio, si impossessa dello swing rimarcando la bella linea melodica del brano. “Fort Worth” appartiene al carniere di Lovano e rende l’atmosfera più spigolosa, esaltando il perfetto timing di Gerard Cleaver e l’ampiezza della tavolozza cromatica di Rava. “Divine Timing” è l’inedito e si apre con un breve e intenso assolo di Cleaver, mentre i fiati declamano intervalli arditi e note corali: un brano ricco di spunti, dall’andamento ondivago tra passato e presente del jazz. Il medley inizia con ” Drum Song” e con un corposo assolo di Douglas, dalle maglie aperte e con Lovano impegnato al tarogato ad aprire finestre musicali nelle quali Rava inserisce tutto il suo lirismo. La levità di “Over the rainbow” alberga benissimo nel tocco pianistico di Giovanni Guidi: limpido, attento a creare atmosfere ricche di pathos; pathos che questo disco trasmette per bellezza esecutiva e freschezza espositiva.