Cinzia Tedesco Mister Puccini in Jazz

1. Che gelida manina
2. In quelle trine morbide
3. Quando men’ vo
4. E lucean le stelle
5. Chi il bel sogno di Doretta
6. Coro muto/ Tonight
7. Vissi d’arte, vissi d’amore
8. Se come voi piccina io fossi
9. Un bel dì vedremo
10. Recondita armonia
11. E lucean le stelle(reprise)

Cinzia Tedesco – voce
Stefano Sabatini – piano e arrangiamenti
Luca Pirozzi – contrabbasso
Pietro Iodice – batteria
Pino Jodice – pianoforte e arrangiamento archi
Jacopo Sipari di Pescasseroli – 
direttore d’orchestra della Puccini Festival orchestra


Special Guests:

Flavio Boltro – tromba
Stefano Di Battista – sax soprano
Javier Girotto – sax soprano
Antonello Salis – fisarmonica
Roberto Guarino – chitarra

Cinzia Tedesco, dopo “Verdi’s Mood“, affronta il repertorio di Giacomo Puccini con un disco che, come ha dichiarato la cantante, “Cerca di trasportare quelle arie immortali al giorno d’oggi”. Per compiere questo impegnativo omaggio al maestro di Lucca, l’artista pugliese ha messo in campo una vera task force. A completare il suo collaudato quartetto sono stati chiamati l’orchestra d’archi del festival di Torre del Lago, guidata dal maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli e ospiti prestigiosi quali i sassofonisti Javier Girotto e Stefano Di Battista, il trombettista Flavio Boltro, Antonello Salis, qui alla fisarmonica, il chitarrista Roberto Guarino ed il tastierista Pino Jodice.

Puccini è universalmente considerato un grande melodista. La Tedesco ha estrapolato dalle opere dell’autore toscano i temi più celebri rispettandone lo specifico, senza trasfigurarli, ma rimodulandoli su altri ritmi, con un altro tipo di pronuncia, oltre che in un diverso clima, lontano dal mood del melodramma. Così “Che Gelida manina” ha profumi latini ed è illuminata da un solo di tromba assolutamente autorevole. “In quelle Trine morbide” conserva l’andamento di una ballad. “Quando men’ vo” è un valzer jazzato. “E lucean le stelle” si presenta come un tango argentino e ospita un Javier Girotto particolarmente performante al sax soprano. “Chi, il bel sogno di Doretta” ha il passo del modern-jazz. “Coro/ Tonight“, dalla Butterfly, con testo della stessa vocalist, sembra provenire da un musical di Broadway. “Vissi d’arte, Vissi d’amore” è marchiata fortemente dall’intervento dell’accordion di Antonello Salis, al solito caloroso e pirotecnico, capace di trascinare l’ensemble sul piano dell’estroversione, sul suo terreno preferito, insomma. “Se come voi piccina io fossi” si avvicina al funky in maniera tranquilla e deflagra letteralmente quando entra in scena il soprano di Stefano Di Battista, che moltiplica all’ennesima potenza la tensione del brano. “Un bel dì vedremo” è su tempo moderato. E’ sospesa, sognante e conserva un fondo di malinconica drammaticità. “Recondita armonia” trasporta Tosca nell’ atmosfera di uno swing tirato a mille, con gli archi che tengono dietro vantaggiosamente alla spinta energetica della ritmica.

La voce volteggia sui motivi, in ogni traccia, con grazia e determinazione, blandisce le parole, ne accentua il plot, sale di tono, va sull’acuto con passaggi morbidamente articolati, transitando, in un certo senso, dalla carezza al graffio. La bandleader è, cioè, completamente padrona dei suoi mezzi vocali ed espressivi. Accanto a lei si impongono, prima di tutto, i solisti ospiti, ma anche l’orchestra sinfonica fa la sua parte, non dimenticando il gruppo di fedelissimi jazzisti, da anni in compagnia della musicista.

Mister Puccini in jazz“, in conclusione, è un disco di respiro internazionale poiché è fedele al teatro d’opera, punto di forza della tradizione italiana, ma tenta di rendere il repertorio scelto in un linguaggio moderno per mezzo di un’operazione leggera e non invasiva.

Cinzia Tedesco, dopo “Verdi’s Mood”, affronta il repertorio di Giacomo Puccini con un disco che, come ha dichiarato la cantante, “Cerca di trasportare quelle arie immortali al giorno d’oggi”. Per compiere questo impegnativo omaggio al maestro di Lucca, l’artista pugliese ha messo in campo una vera task force. A completare il suo collaudato quartetto sono stati chiamati l’orchestra d’archi del festival di Torre del Lago, guidata dal maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli e ospiti prestigiosi quali i sassofonisti Javier Girotto e Stefano Di Battista, il trombettista Flavio Boltro, Antonello Salis, qui alla fisarmonica, il chitarrista Roberto Guarino ed il tastierista Pino Jodice.

Puccini è universalmente considerato un grande melodista. La Tedesco ha estrapolato dalle opere dell’autore toscano i temi più celebri rispettandone lo specifico, senza trasfigurarli, ma rimodulandoli su altri ritmi, con un altro tipo di pronuncia, oltre che in un diverso clima, lontano dal mood del melodramma. Così “Che Gelida manina” ha profumi latini ed è illuminata da un solo di tromba assolutamente autorevole. “In quelle Trine morbide” conserva l’andamento di una ballad. “Quando men’ vo” è un valzer jazzato. “E lucean le stelle” si presenta come un tango argentino e ospita un Javier Girotto particolarmente performante al sax soprano. “Chi, il bel sogno di Doretta” ha il passo del modern-jazz. “Coro/ Tonight”, dalla Butterfly, con testo della stessa vocalist, sembra provenire da un musical di Broadway. “Vissi d’arte, Vissi d’amore” è marchiata fortemente dall’intervento dell’accordion di Antonello Salis, al solito caloroso e pirotecnico, capace di trascinare l’ensemble sul piano dell’estroversione, sul suo terreno preferito, insomma. “Se come voi piccina io fossi” si avvicina al funky in maniera tranquilla e deflagra letteralmente quando entra in scena il soprano di Stefano Di Battista, che moltiplica all’ennesima potenza la tensione del brano. “Un bel dì vedremo” è su tempo moderato. E’ sospesa, sognante e conserva un fondo di malinconica drammaticità. “Recondita armonia” trasporta Tosca nell’ atmosfera di uno swing tirato a mille, con gli archi che tengono dietro vantaggiosamente alla spinta energetica della ritmica.

La voce volteggia sui motivi, in ogni traccia, con grazia e determinazione, blandisce le parole, ne accentua il plot, sale di tono, va sull’acuto con passaggi morbidamente articolati, transitando, in un certo senso, dalla carezza al graffio. La bandleader è, cioè, completamente padrona dei suoi mezzi vocali ed espressivi. Accanto a lei si impongono, prima di tutto, i solisti ospiti, ma anche l’orchestra sinfonica fa la sua parte, non dimenticando il gruppo di fedelissimi jazzisti, da anni in compagnia della musicista.

“Mister Puccini in jazz”, in conclusione, è un disco di respiro internazionale poiché è fedele al teatro d’opera, punto di forza della tradizione italiana, ma tenta di rendere il repertorio scelto in un linguaggio moderno per mezzo di un’operazione leggera e non invasiva.