Jazz Modale

Alla fine degli anni cinquanta, tanto il bebop quanto l’hard bop si erano irrigiditi in un ritualismo abbastanza ripetitivo che era in parte indotto dalle semplici forme musicali (blues e canzone) che dominavano il repertorio e che inducevano gli autori a cercare, con poco successo, di introdurre novità complicando la struttura armonica dei brani.

Furono il lavoro teorico di George Russell e le conseguenti composizioni e incisioni seminali di Bill Evans, Miles Davis e il suo sestetto (e soprattutto Kind of Blue) ad introdurre uno stile compositivo e improvvisativo basato essenzialmente sulle scale musicali (modi) anziché sugli accordi, che nelle composizioni di questa scuola erano essenzialmente statici. La sfida per il solista veniva dalla direzione dell’immaginazione armonica più che dall’aderenza al concetto armonico del brano.

Il jazz modale, nato alla fine degli anni 1950, venne esplorato a pieno nella prima metà del decennio successivo. I caposcuola di questa esplorazione furono due fra i fondatori del genere: Miles Davis – alla testa di un nuovo quintetto composto da Herbie Hancock, Wayne Shorter, Ron Carter e Tony Williams, e John Coltrane, accompagnato da McCoy Tyner, Elvin Jones (un batterista che creò un vocabolario nuovo e originale nell’ambito della ritmica jazz) e Jimmy Garrison.