Benny Goodman nel film Stage Door Canteen

Tutti si erano accorti del jazz, lo ascoltavano e ne parlavano. Anche Hollywood si era accorta del jazz iniziò a produrre film in cui la musica jazz compariva direttamente come protagonista, o indirettamente come commento all’azione, chiamando alcuni dei musicisti più in vista del momento a prendervi parte (spesso solo come comparse). La segregazione razziale, che era stato fino ad allora la regola nelle orchestre di jazz così come nei locali, iniziò in quegli anni a perdere un po’ della sua compattezza, grazie anche al coraggioso esempio di direttori d’orchestra come Goodman e Shaw che portarono in tournée gli artisti afroamericani Roy Eldridge e Billie Holiday.

La depressione economica – iniziata col crollo di Wall Street nel 1929 e la fine del proibizionismo – posero fine all’età del jazz come era stata fino ad allora conosciuta. La radio assunse il ruolo di diffusione che era stato fino a poco prima giocato dai dischi e le orchestre jazz che le emittenti trasmettevano dal vivo in programmi con nomi come “Let’s Dance” (cioè “Balliamo”, il programma che rese celebre l’orchestra di Benny Goodman nella parte occidentale degli Stati Uniti) assursero ai primi posti delle classifiche musicali dell’epoca, rendendo popolari i nomi di Benny Goodman (cui la stampa attribuì il titolo di “Re dello Swing”), Artie Shaw (che, in concorrenza con Goodman, si attribuì il titolo di “Re del Clarinetto”), Duke Ellington – la cui orchestra animò per anni, con un repertorio innovativo ed estremamente originale, le notti del famoso Cotton Club, Cab Calloway – un altro “re” del Cotton Club, Woody Herman, Count Basie, Ella Fitzgerald, Glenn Miller. Il successo di questi programmi e delle orchestre che vi suonavano fu accompagnato dal diffondersi di nuovi balli, quali il jitterbug (e il suo discendente jive) e soprattutto lo swing che finirono per dare alla decade il nomignolo di “età dello swing”. Goodman, che assunse Fletcher Henderson come arrangiatore, fu il dominatore di gran parte della decade, con un successo che culminò nel 1938 con un concerto nel tempio newyorkese della musica colta, la Carnegie Hall, concerto al quale Goodman fece partecipare come ospiti solisti provenienti da tutte le maggiori orchestre del momento. Musicalmente, la maggior parte delle orchestre jazz fondeva lo stile di Chicago con l’organico delle orchestre da ballo, anche se le formazioni più innovative (Ellington, Basie) contribuirono in modo sostanziale alla definizione di uno stile e di un repertorio originale.

New York, grazie all’ambiente favorevole creato dalla compresenza della fiorente industria discografica e dello spettacolo, un’attivissima vita notturna che (ancorché spesso dominata dalla malavita) alimentava numerosissime sale da ballo e locali notturni, e – nel quartiere di Harlem – una folta comunità di colore che stava sperimentando un periodo di relativa prosperità,[12] acquisisce in questi anni un ruolo centrale che non abbandonerà più, attirando molti musicisti tanto dal Sud quanto dal Midwest: è qui che Henderson stabilisce la sua orchestra ed è qui che si trasferisce, dalla nativa Washington, il giovane Duke Ellington.