Breve storia della musica jazz – Guido Michelone

“Un manualaccio…un jazz baedeker” – così , ironicamente, Guido Michelone definisce questa sua recentissima fatica. Un’opera che si pone come obiettivo lo spiegare il jazz ai neofiti e, allo stesso tempo, fare il punto sullo stato attuale della musica afro-americana per gli “iniziati”.
Diciamo subito che lo studioso piemontese ha centrato entrambi i risultati.

Il libro è infatti raccomandabile, alle tante persone che affollano club e concerti senza particolare consapevolezza, per la rigorosa concisione e la chiarezza con cui disegna le vicende storiche ed i punti focali della secolare vicenda della nostra musica. Certo, il titolo stesso suggerisce che questa opera non può e non vuole essere esaustiva. E’, caso mai, e vuol essere, un punto di partenza, uno stimolo all’approfondimento.

Ma le considerazioni e le pagine scritte sui rapporti fra il rock il jazz e sul panorama mutevole e frastagliato della musica improvvisata contemporanea sono assolutamente importanti anche per chi ha dimestichezza con i linguaggi dell’ improvvisazione e, più generalmente, per chi si ponga il problema di cosa sia e dove vada oggi tutta l’arte contemporanea.

Per fare un esempio della profondità delle argomentazioni di Michelone si potrebbe citare l’assunto secondo il quale è il rock – musica innervata dal blues, dal Rythm and Blues e dallo swing – la vera eredità del jazz delle origini. E’ il rock infatti a tenere viva quella funzione orgiastico – ritualistica che esisteva agli albori del jazz ma che si è andata gradualmente affievolendo nei decenni, anche sotto la spinta delle innovazioni portate dai boppers dai free jazzmen più radicali, nonché dalla commercializzazione. Anche la riproducibilità della musica, la possibilità di riversarla ed eternarla su un supporto discografico, ha nuociuto infatti, secondo l’ autore, in qualche maniera all’originalità del jazz, alla sua dimensione rituale (Michelone insiste molto su questa dimensione religiosa della musica afro-americana) Tesi discutibili, ovviamente, ma suggestive e meritevoli di approfondimento.

Un libro utile, quindi, aperto anche ai rapporti fra il jazz e le altre arti della nostra era globalizzata. L’opera è arricchita da una sezione dedicata ai materiali di approfondimento che presenta un disco-bibliografia davvero ben fatta, oltre ad un curatissimo glossario.