Wolfgang Muthspiel Where The River Goes

ECM (2018)
distr. Ducale

1. Where The River Goes
2. For Django
3. Descendants
4. Clearing
5. Buenos Aires
6. One Day My Prince Was Gone
7. Blueshead
8. Panorama

Wolfgang Muthspiel – chitarra
Ambrose Akinmusire – tromba
Brad Mehldau – pianoforte
Larry Grenadier – contrabbasso
Eric Harland – batteria

Muthspiel mette su un dream team per questo piccolo capolavoro d’arte musicale. Il chitarrista e compositore austriaco traccia le delicate linee di un album ricco di sorprese, mercé anche l’altra professionalità dei suoi sodali.

Già da subito, con “When The River Goes” si ascolta l’elaborazione raffinata dei capitoli musicali che formano il disco. Agli accordi torniti della chitarra di Muthspiel fa eco la tromba di Akinmusire con la ritmica che detta la forma del brano in ascendenza. Le misurate forme di “For Django” espongono al meglio l’affiatamento del quintetto, che costruisce all’unisono un suono tanto corposo quanto affidato dal passato musicale.

Le composizioni di Muthspiel non sono certo di facile consumo, ma nella complessità armonica, il chitarrista austriaco riesce sempre a tenere a galla la linea melodica, creando un climax spesso affidato alle oculate scorribande impressionistiche di Akinmusire, mentre Mehldau tesse trame sonore lasciando respirare ogni singola nota (“Descendants”). Larry Grenadier tiene in mano il bordone della pulsazione ritmica, tra pause ed eloquenti silenzi.

Spetta a Mehldau aprire con un periodare lirico “Clearing” con dei voicings che attorniano la composizione rendendola inquieta grazie anche al fraseggio spezzato e incalzante di Harland, fino a consegnarla alla pace ritmica contrassegnata prima dalla tromba di Akinmusire e, poi, dalle note scolpite dalla chitarra. Ed è la chitarra a farla da padrone, in solitaria marcatura, in “Buenos Aires”: Muthspiel sciorina il suo vasto sapere chitarristico, declinando anche un linguaggio latino personalizzato.

Bellamente inquieta anche “One Day My Prince Was Gone”, con l’intersecarsi di ritmi e strumenti solisti in apparente libertà di forma. “Blueshead” è firmata da Brad Mehldau e il blues guarda sottocchio il senso orchestrale del brano che s’ammanta di vintage. Le romantiche note ispaniche disegnate dalla chitarra acustica di Muthspiel in “Panorama”, rese frizzanti dalle invenzioni ritmiche di Harland, chiudono un disco multiforme, raffinato e mai banale.